Gli oggetti quotidiani che migliorano silenziosamente le nostre giornate

Gli oggetti quotidiani che migliorano silenziosamente le nostre giornate

Ogni giorno utilizziamo decine di oggetti. Alcuni li scegliamo con attenzione, altri semplicemente li troviamo a disposizione. Eppure, osservando una casa, uno studio o una scrivania, è facile accorgersi che esistono oggetti destinati a rimanere e altri che, pur svolgendo perfettamente la loro funzione, finiscono lentamente dimenticati in un cassetto.

La differenza raramente dipende dal prezzo, dal materiale o dalla tecnologia.

Ha molto più a che fare con il rapporto che costruiamo con loro.

Ci affezioniamo agli oggetti che riescono a entrare nella nostra quotidianità senza chiedere attenzione. Quelli che ci accompagnano in gesti ripetuti centinaia di volte, fino a diventare quasi invisibili. È una presenza discreta, ma proprio per questo preziosa: il piacere di una tazza che si impugna bene, di una matita che scorre sulla carta, di un contenitore che finisce sempre nello stesso punto della casa.

Forse il buon design inizia proprio qui. Non quando un oggetto riesce a stupire, ma quando riesce a farsi scegliere ogni giorno.

I rituali sono fatti di piccoli gesti

Esiste una parte della giornata che difficilmente compare nelle fotografie. È quella composta dai gesti più semplici: preparare il caffè appena svegli, riempire un bicchiere d’acqua, appuntare un’idea prima che sparisca, lasciare le chiavi sul tavolo rientrando a casa.

Sono azioni che ripetiamo quasi senza pensarci e che proprio per questo raccontano molto del nostro modo di vivere.

Il design entra in questi momenti con grande discrezione. Non cambia il gesto, ma cambia il modo in cui lo viviamo. È la differenza tra usare un oggetto qualsiasi e usare un oggetto che, ogni volta, restituisce una piccola sensazione di familiarità.

Donald Norman, nel suo celebre The Design of Everyday Things, racconta come i migliori progetti siano quelli che rendono naturale l’interazione tra persona e oggetto. È una riflessione sempre attuale, perché ci ricorda che il design migliore non è quello che si fa notare continuamente, ma quello che rende più semplice e piacevole ciò che facciamo ogni giorno.

Gli oggetti migliori lasciano spazio all’interpretazione

C’è però un’altra caratteristica che ci sembra ancora più interessante da indagare nella nostra progettazione: gli oggetti a cui finiamo davvero per affezionarci raramente hanno un solo utilizzo.

Una tazza può contenere un espresso, ma anche dell’acqua fresca in una giornata d’estate. Può diventare un piccolo vaso, un portamatite sulla scrivania o il contenitore dove raccogliere gli oggetti trovati durante un viaggio. Allo stesso modo un taccuino può essere un diario, uno sketchbook, una raccolta di idee o semplicemente il posto in cui annotare il nome di un ristorante scoperto per caso.

Gli oggetti migliori non ci impongono un comportamento. Ci lasciano la libertà di costruire il nostro.

Ed è forse proprio questa apertura che li rende capaci di accompagnarci più a lungo, adattandosi ai cambiamenti delle nostre abitudini invece di obbligarci a usarli sempre nello stesso modo.

Un oggetto può suggerire senza spiegare

Quando abbiamo progettato VORONOI siamo infatti partiti da una domanda molto semplice: può un oggetto quotidiano invitare le persone a usarlo in modi diversi?

Nasce come tazzina da espresso, ma fin dalle prime prove ci siamo accorti che difficilmente sarebbe rimasta confinata a quella funzione. Qualcuno ha iniziato a usarla per bere saké, qualcun altro come piccolo contenitore sulla scrivania, altri ancora per servire un dessert, fare degustazioni di oli, custodire un gioiello o semplicemente lasciarla in vista perché ne apprezzavano la forma e la componente statuaria.

Ma tutto questo non è successo perché glielo abbiamo suggerito noi. È successo perché il progetto lasciava spazio all’interpretazione.

Per noi questo è uno degli aspetti più affascinanti del design: creare oggetti abbastanza aperti da entrare nella vita delle persone senza imporre un copione preciso.

La bellezza che resta

Viviamo in un periodo in cui molti oggetti vengono progettati per attirare immediatamente l’attenzione. Colori forti, funzioni sempre nuove, continue promesse di fare qualcosa in più, sempre più smart, smaterializzato e smaterializzante.

Eppure, gli oggetti che restano davvero con noi sembrano seguire una logica diversa.

Non cercano di stupire ogni giorno. Preferiscono accompagnare silenziosamente le nostre abitudini, migliorando piccoli gesti che, proprio perché ripetuti così spesso, finiscono per costruire la qualità delle nostre giornate.

Questa è la forma di design che ci interessa decisamente di più.

Quel design che non pretende di cambiare la vita con un solo grande gesto, ma riesce a renderla leggermente più bella, ogni giorno.

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