Scrivere a mano in estate: il ritorno lento di taccuini, parole crociate e strumenti analogici per rallentare
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In estate cambia il modo in cui percepiamo il tempo.
Anche quando continuiamo a lavorare, le giornate sembrano più lunghe, la luce resta fino a tardi e le abitudini diventano meno rigide. È il periodo in cui ci concediamo più facilmente una pausa, un libro iniziato senza urgenza, una rivista comprata in edicola o un cruciverba lasciato aperto sul tavolo.
In questo contesto anche scrivere a mano torna ad avere un senso diverso.
Non è un gesto nostalgico o un rifiuto del digitale ma piuttosto un modo per riportare le idee a una velocità più umana. Durante l’anno scriviamo continuamente, ma quasi sempre dentro strumenti pensati per accelerare: email, messaggi, note condivise, documenti da aggiornare.
Scrivere a mano, invece, introduce una pausa. Ci obbliga a restare più a lungo dentro una frase, una lista, un pensiero ancora incompleto. Non permette di andare troppo veloci e proprio qui sta il suo valore.
Perché scrivere a mano cambia il ritmo delle idee
La tastiera permette di scrivere molto, correggere subito, spostare interi paragrafi e archiviare tutto in pochi secondi. È uno strumento oggettivamente indispensabile ma ci porta spesso ad accumulare più che a scegliere.
La mano, invece, deve fare una selezione: non riesce a seguire tutto e proprio per questo ci costringe a sintetizzare. Quando prendiamo appunti a mano, non stiamo solo registrando informazioni ma stiamo già decidendo cosa conta davvero, cosa merita spazio nella pagina e cosa può invece rimanerne fuori.
È qui che nasce uno dei benefici più interessanti della scrittura a mano. Non riguarda soltanto la memoria o la concentrazione, ma il modo in cui il pensiero prende forma.
Scrivere lentamente significa lasciare più spazio alla selezione, all’intuizione, alla riformulazione. Significa accettare che un’idea non sia subito pronta, ma abbia bisogno di passare attraverso tentativi, cancellature, frecce, parole sottolineate e cambiamenti.
Taccuini e parole crociate: il piacere di una mente leggera
Ci sono oggetti che appartengono naturalmente all’estate perché non chiedono performance quantitativa di una tastiera e del suo file.
Un taccuino, ad esempio, può diventare diario, lista, sketchbook, quaderno di viaggio o spazio bianco dove appuntare frasi e pensieri. Il Woodstock notebook di Fabriano, ad esempio, segue bene questa filosofia: è un oggetto quotidiano, fisico, colorato, con una carta di grande qualità da portare con sé e riempire giorno dopo giorno, idea dopo idea, senza la pressione di dover organizzare tutto subito.
Anche la Settimana Enigmistica vive nello stesso territorio. I cruciverba richiedono concentrazione, ma in modo spensierato. Si possono iniziare, lasciare a metà, riprendere dopo ore, completare con qualcuno, sbagliare e cancellare.
È pensiero scritto lento e travestito da passatempo.
In un mondo pieno di stimoli progettati appositamente per catturare la nostra attenzione, questi oggetti e le loro modalità di scrittura chiedono qualcosa di diverso. Non interrompono, non notificano, non spingono a fare altro. Restano lì, ad aspettare, finché non siamo noi a tornare da loro.
Rallentare non significa fare meno
Quando si parla di slow living si rischia di immaginare una vita noiosa, rarefatta, lontana dalla quotidianità. Ma rallentare non significa necessariamente fare meno ma, invece, scegliere meglio dove indirizzare la propria attenzione.
Scrivere a mano in estate può essere infatti un gesto semplice, lento e diverso, per uscire dalla velocità automatica del resto dell'anno.
Noi lo stiamo facendo e abbiamo iniziato ad apprezzare il brivido curioso del cominciare a riempire una pagina senza sapere già dove porterà.
Non tutto deve infatti diventare subito produttivo.
Non tutte le idee devono essere immediatamente ordinate.
Non tutti gli appunti devono trasformarsi in progetto.
Uno dei piaceri più sottovalutati dell'estate è forse proprio quello del potere lasciare qualcosa aperto al divenire, lasciare qualcosa a metà senza doversi sentire in colpa: una pagina, una frase, un cruciverba, un pensiero difficile da sgarbugliare e da riprendere quindi più tardi, un appunto che potrebbe diventare poesia o dedica.
Lo strumento giusto: analogico ma con molte possibilità
Per rallentare davvero, però, oltre ai supporti giusti servono anche gli strumenti giusti.
Nessuno ha bisogno di complessità ma di un oggetto capace di seguirci in più situazioni: mentre scriviamo un pensiero al volo, completiamo la 27 orizzontale del cruciverba più difficile, sottolineiamo una frase che ci ha risuonato, facciamo uno sketch o un mini progetto di viaggio.
TRILObyME nasce infatti anche da questa esigenza.
Compatto, portatile e pronto a farci esprimere in 6 modalità diverse:
la grafite per i disegnatori più austeri, le cere rosse e blu acquarellabili per i più sperimentali, la penna per i più seriosi e gli evidenziatori a secco giallo e verde per i più estrosi.
Uno strumento quasi digitale per la quantità di possibilità ma completamente analogico nel gesto e nel rapporto diretto con l'utilizzatore e la sua creazione.