Perché scrivere una cartolina ci fa ricordare meglio un viaggio
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Ogni viaggio lascia una quantità sorprendente di immagini. Lo smartphone si riempie di tramonti, piatti tipici, dettagli architettonici, panorami, selfie e screenshot di luoghi da visitare. Torniamo a casa con centinaia di fotografie che promettiamo di riguardare, ma che spesso finiscono archiviate nello stesso posto in cui finiscono quelle del viaggio precedente.
Eppure basta aprire un cassetto e ritrovare una vecchia cartolina scritta a mano per accorgersi che quel piccolo rettangolo di carta riesce ancora a riportarci in un luogo preciso. Non solo perché mostra un paesaggio, ma perché conserva un pensiero, una grafia, un momento esatto in cui ci siamo fermati per osservare davvero quello che avevamo intorno.
Forse è questa la differenza più grande tra fotografare e scrivere: una fotografia cattura ciò che vediamo, una cartolina racconta ciò che abbiamo vissuto.
Scrivere significa osservare due volte
Scrivere una cartolina richiede qualcosa che oggi facciamo sempre meno: fermarsi.
Prima bisogna scegliere l’immagine giusta. Poi trovare un tavolino, un bar, una panchina o il davanzale di una finestra. Infine arriva la parte più difficile: decidere cosa raccontare.
È un gesto semplice, ma cambia completamente il modo in cui viviamo il viaggio.
Quando sappiamo che dovremo scrivere poche righe, iniziamo inconsapevolmente a osservare meglio. Facciamo più attenzione ai dettagli, alle conversazioni ascoltate per caso, ai colori di una piazza, all’odore di un mercato o alla sensazione che ci ha lasciato un luogo.
La scrittura non registra soltanto il ricordo ma aiuta a costruirlo.
Una cartolina è un piccolo diario di viaggio
Molto prima dei social network, le cartoline erano una forma di racconto.
Non cercavano di documentare tutto un viaggio ma ne raccontavano un frammento. Ed è forse proprio questo il loro fascino ancora oggi.
Una cartolina non pretende di essere completa ma vuole conservare un dettaglio di viaggio che altrimenti rischierebbe di passare inosservato. Una frase, una battuta, una scoperta inattesa, un ristorante trovato per caso, una giornata di pioggia diventata improvvisamente memorabile.
In questo senso assomiglia molto al journaling di viaggio, sempre più diffuso anche tra chi non tiene un diario. Annotare un pensiero, una sensazione o un piccolo episodio ci aiuta a trasformare un’esperienza in memoria, invece di limitarci ad accumulare immagini.
Bastano una penna e qualche minuto
Per scrivere una cartolina non serve molto: una panchina all’ombra, un indirizzo, qualche minuto di calma e una penna che sia sempre pronta quando arriva il momento giusto.
La penna/matita ILY di EGOUNDESIGN nasce anche pensando a questo tipo di gesti. È una penna leggera, compatta, progettata per accompagnare chi la porta con sé ogni giorno. Sta facilmente in tasca, nello zaino o tra le pagine di un taccuino, pronta a scrivere una dedica, annotare un indirizzo o riempire una cartolina prima di cercare il francobollo.
Ci piace pensare che gli oggetti migliori siano quelli che non aspettano un’occasione speciale per essere usati. Entrano nella quotidianità, seguono i nostri spostamenti e finiscono per diventare parte dei ricordi che contribuiscono a creare.
I ricordi più belli non sono sempre quelli più fotografati
Quando ripensiamo a un viaggio, raramente ricordiamo tutte le fotografie che abbiamo scattato.
Ricordiamo piuttosto una conversazione, un sapore, una strada imboccata per errore, una cartolina scritta in un pomeriggio caldo mentre aspettavamo un treno o un traghetto.
Secondo noi è proprio questo il valore dei piccoli rituali di viaggio: non cambiano il viaggio, ma il modo in cui lo attraversiamo. Ci aiutano a osservare con più attenzione, a ricordare meglio e, ogni tanto, a fermarci abbastanza da accorgerci di dove siamo davvero.
Scrivere una cartolina è uno di quei gesti semplici che sembrano appartenere al passato, ma che continuano a insegnarci qualcosa di molto attuale: per ricordare e apprezzare davvero un luogo, prima di tutto bisogna avergli dedicato il tempo necessario.